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Euphoria è l’autopsia del mondo

Come la terza stagione della serie cult ha raccontato desiderio, solitudine e smarrimento nella contemporaneità

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thePeriod e Corinna De Cesare
giu 03, 2026
∙ A pagamento

In questo articolo troverai:

  • spoiler del finale di stagione di Euphoria, in onda su Sky e Now

  • un tentativo di capire perché la fine di Euphoria non è solo la fine di una serie, ma la fine di un immaginario in cui credevamo ancora che il futuro potesse salvarci.

  • Il ritratto di un mondo che sta imparando a considerare la catastrofe come la nuova normalità

  • La spiegazione del perché non è mai stata solo una serie sugli adolescenti

Zendaya in Euphoria (Photograph by Eddy Chen/HBO, press HBO)

Cercavo online un pezzo per piangere la fine di Euphoria. Non l’ho trovato. Così l’ho scritto io, probabilmente sbagliando.

La serie tv ideata, scritta e diretta da Sam Levinson è iniziata esattamente quando nasceva thePeriod. Era il 2019 e, proprio come i protagonisti della serie, anche io cercavo un po’ di euforia.

Rue, Cassie, Nate, Jules, Maddy, Kat inseguivano — da adolescenti — un posto nel mondo. Si smette mai? Forse no. Perché il disagio non appartiene all’adolescenza: l’adolescenza è solo il momento in cui smettiamo di nasconderlo.

Perché tutti hanno odiato la terza stagione di Euphoria

Sono passati sette anni, Euphoria è finita, tutti stanno parlando male di Euphoria. Ma soprattutto di Sam Levinson, già sotto accusa per The Idol, ma ora, con il finale di stagione (e della serie), messo al rogo per la sessualizzazione delle attrici, per il male gaze, per il furto dell’estetica di Petra Collins e tanto altro ancora.

Non è un articolo in difesa di Sam Levinson, ma Euphoria è il prodotto culturale più riuscito degli ultimi vent’anni, l’autopsia dell'Occidente, il racconto degli anni in cui siamo passati dall'illusione dell'euforia alla normalizzazione della catastrofe.

E no, non è un esercizio di stile o il prodotto di un autore erotomane da mettere al rogo. Perché poche serie hanno saputo fotografare con tanta precisione il vuoto, il desiderio di ricchezza a tutti i costi, la rabbia, la paura della povertà, la solitudine e la fame d’amore della nostra epoca.

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Corinna De Cesare
Giornalista, founder di thePeriod
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