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Gogne social, media e responsabilità: il caso del suicidio dei genitori di Claudio Carlomagno

E' arrivato il momento di parlare di media education e no, non serve ai giovani, ma agli adulti che stanno online come giustizieri della notte

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thePeriod e Alessia Dulbecco
gen 30, 2026
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“Avete fallito come genitori”; “hai generato un mostro”; “dovreste vergognarvi”; “hai partorito un pezzo di…”. Nelle ore successive al femminicidio di Federica Torzullo, frasi di questo tenore sono comparse sotto i post delle testate giornalistiche e persino sull’account social di Maria Massenio, madre di Claudio Carlomagno, l’uomo che lo scorso 8 gennaio ha ucciso la moglie.

Non sono bastate le dimissioni di Massenio dalla carica di assessora alla sicurezza (ruolo che ricopriva ad Anguillara Sabazia, ndr), né il ritiro sociale che segue quasi sempre, per forza di cose, tragedie di questo tipo. L’odio ha raggiunto entrambi i genitori di Carlomagno; e, stando alle ricostruzioni circolate in queste ore in seguito al rinvenimento di una lettera d’addio lasciata all’altro figlio, potrebbe essere il principale motivo del loro suicidio.

L’odio online che si abbatte su chi risulta coinvolto in fatti di cronaca (più o meno gravi) ha molti precedenti. È accaduto a Giovanna Pedretti, la ristoratrice che si è suicidata pochi giorni dopo essere stata al centro di una gogna mediatica innescata da una vicenda nata su Facebook, in seguito alle accuse di essersi costruita un post ad arte per recuperare qualche like e un po’ di visibilità.

È accaduto anche all’estero, ai genitori di Jérôme Gaillard (l’uomo che nel 2021 in Francia uccise a colpi di mazza la moglie Magali Blandin), e che nel febbraio 2023, dopo essere finiti sotto inchiesta per complicità, si sono tolti la vita insieme, trascinati a loro volta dentro una storia già satura di orrore e di giudizio pubblico.

Seppur diverse, queste storie sono finite tutte tragicamente nello stesso imbuto comunicativo e sono accomunate da una cosa sola: la fretta di trovare un colpevole che renda l’accaduto più semplice e più sopportabile, e il bisogno di molte persone di collocarsi subito dalla parte dei giusti, come se un giudizio espresso in pubblico possa funzionare da salvacondotto morale collettivo.

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Alessia Dulbecco
pedagogista, formatrice, scrittrice. mi occupo di femminismi e questioni di genere
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