Poverty chic
Materassi a terra, appartamenti micro, come i ricchi ci stanno rubando persino l'estetica della povertà mentre paghiamo metà stipendi per l'affitto ai figli dei figli dei figli dei ricchi
Quando ha iniziato a spopolare il trend “old money” - persone comuni che invece di tassare gli ereditieri ambiscono a scimmiottarne l’abbigliamento da bauscia low profile - andavo a dormire pregando Dio di farli smettere in modo violento. Ma lui deve aver capito “diamine che eleganza il materasso sul pavimento”.
O muori da povero derubato del tuo plusvalore, o vivi abbastanza a lungo da vedere i ricchi che rendono cool e inaccessibile l’apparenza della povertà. E noi accettiamo di buon grado: è più conveniente estetizzare il disagio che fare i sindacalisti alle feste per il networking giusto, dove ci serve tantissimo essere invitati.
Quel progetto milanese di co-living - “27 persone nella stessa casa con Netflix, barbecue e palestra ma due soli bidet, 1.400 euro al mese, ma ne vale la pena” - celebrato dai giornali un anno fa torna spesso a visitare i miei incubi.
Adesso il Telegraph rilancia le micro-celle progettate dall’architetta Beatriz Ramo: “Smaller is not a problem”, dichiara dal bagno largo 62 centimetri, nascosto dietro una cucina poco più grande, a sua volta sormontata dal letto-cuccia e dotata di comodo tavolo che al bisogno si ritira nel muro. Leggendo che “potrebbe risolvere la crisi abitativa britannica” sembra di sognare. Se senti che in un bunker di Enver Hoxha avresti avuto più respiro è solo perché non hai la vision, pensarsi George Clooney nella villa di Como è questione di mindset.






